Il numero 7 per le civiltà antiche

La religione greca è ricca di rimandi al numero 7, probabilmente legati all’antica pratica di suddividere il tempo secondo le lunazioni, usanza che ritroviamo anche presso i popoli mesopotamici. Nell’antico mito pre-ellenico della creazione, Ofione si arrotolò sette volte attorno all’uovo partorito da Eurinome, e proprio da quell’uovo scaturirono tutte le cose esistenti. Sempre secondo il mito la dea creò poi le sette potenze planetarie, mettendo a capo di ciascuna un Titano e una Titanessa.
Anche nella tradizione di Roma il numero 7 è fortemente presente. Una leggenda recita che la città divenne “eterna” per sette oggetti di buon auspicio, i cosiddetti pignora imperii, che avrebbero garantito il potere: l’ago di Cibele (una pietra nera ritenuta dimora della divinità); la quadriga donata dalla città di Veio (opera in terracotta che ornava il tempio di Giove sul Campidoglio); le ceneri di Oreste, figlio di Agamennone; lo scettro di Priamo, re di Troia; il velo di Iliona (figlia di Priamo); la statua di Atena Pallade; i dodici scudi Ancilia. Legati al mondo romano troviamo ovviamente i sette colli e i sette re. Senza dimenticare che per gli antichi sette erano i mari, le meraviglie del mondo e i sapienti.
Tratto dalla tesi triennale di Chiara Massini, Il numero 7: origine e ricorrenza di un simbolo storico-religioso.
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